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Lavoratori in somministrazione tra commitment, soddisfazione lavorativa e burnout

Il contratto di lavoro “standard” si riferisce tipicamente ai lavoratori full time, a tempo indeterminato. Con il passare del tempo, però, il lavoro ha assunto molte differenti forme, che vedono i dipendenti assunti con modalità, tempistiche e ruoli diversi. Ma come incidono queste nuove forme di lavoro sulle relazioni e sui soggetti coinvolti?

La somministrazione di lavoro causa stress?

Per anni si è pensato che la somministrazione di lavoro generasse insoddisfazione, frustrazione, precarietà e un senso di inferiorità nei confronti dei colleghi assunti direttamente in azienda. Ma il crescente ricorso alla somministrazione di lavoro che si registra sia in Italia che all’estero è un segnale che questa tesi può essere messa in discussione.

Purtroppo oggigiorno alla somministrazione vengono associati quasi unicamente stereotipi negativi: soffermandosi su questi ultimi, si rischia non solo di ottenere un punto di vista sbilanciato, ma anche di ignorare erroneamente moltissimi segnali positivi e tutele previste dal contratto per i lavoratori in somministrazione, andando a condannare preventivamente una forma di lavoro invece efficace e di successo.

In “Agenzie per il lavoro e i lavoratori in somministrazione dopo il Job Act – Un’indagine nazionale” (cap. 3, S. Consiglio e L. Moschera, 2016) si approfondiscono le dinamiche sociali e psicologiche tra differenti tipologie di lavoratori. Lo studio ha coinvolto 10.000 soggetti (al 93% di nazionalità italiana) con lo scopo di indagare il benessere dei lavoratori in somministrazione da un punto di vista che ne evidenzi gli aspetti positivi, abbandonando i preconcetti della letteratura precedente.

Il benessere dei lavoratori

Differenti studi svolti nell’ultimo ventennio hanno dimostrato che il benessere in ambito lavorativo sia indissolubilmente legato a quello personale nonché volto ad uno sviluppo e una crescita individuali. Soddisfazione, entusiasmo e tranquillità generano commitment, mentre depressione e ansia portano a problemi di stress e burnout che possono sfociare in conseguenze sulla salute fisica.

Bisogna anche aggiungere che, in passato, la preoccupazione che l’insicurezza e l’instabilità generate da forme di lavoro “non standard” causassero malessere tra i lavoratori ha portato molti Paesi europei a prestare loro più attenzione a questa tipologia, offrendo sempre maggiori protezioni.

Inoltre ci sono molti altri fattori che incidono sullo stato psico-fisico di un lavoratore, come: le caratteristiche del lavoro, la sicurezza, il reddito e l’ambiente sociale. Anche alcune peculiarità individuali incidono sul benessere nel luogo di lavoro: il carattere, l’atteggiamento, le aspettative, lo spirito di adattamento sono solo alcuni tra i fattori che possono avere effetti sulla vita lavorativa dell’individuo.

Ma perché questi elementi dovrebbero essere particolarmente incisivi nel caso di contratti di somministrazione di lavoro? È poi vero che è più difficile trovare una condizione di benessere con le nuove forme di lavoro?

Stabilità, rapporto e durata del contratto

La ricerca svolta ha dimostrato che:

Uno su quattro lavoratori intervistati sono assunti con contratto di somminsitrazione a tempo indeterminato. Di questi, il 75% dichiara che la stabilizzazione del contratto non è derivata dalla scadenza dei 36 mesi (oltre i quali il passaggio da determinato a indeterminato è obbligatorio), ma dalla tendenza dell’agenzia a modificare il contratto, anche grazie alla legge di stabilità e ai feedback positivi dell’azienda utilizzatrice.

La maggioranza dei lavoratori in somministrazione a tempo indeterminato dichiara di aver lavorato in precedenza per la medesima agenzia a tempo determinato, sottolineando la tendenza delle agenzie italiane a voler stabilizzare i propri lavoratori.

E se la stabilità sembra essere un problema, il prossimo dato risulta ancora più interessante, perché dei lavoratori in somministrazione a tempo indeterminato circa il 40% lavora presso l’attuale agenzia da oltre due anni.

Il rapporto tra lavoratore in somministrazione e agenzia tende ad essere un rapporto duraturo e consolidato: questo è dimostrato dal fatto che quasi il 60% degli intervistati ha avuto contatto con una sola agenzia. Probabilmente, questo dato sintomatico di un rapporto di fiducia deriva anche dal fatto che la maggioranza dei lavoratori del campione abbia partecipato a corsi di formazione promossi dalla propria agenzia e/o grazie ad appositi fondi costituiti presso enti bilaterali.

Lavoro, benessere e burnout

La ricerca ha dimostrato inoltre una quasi totale assenza di reazioni conflittuali o critiche con colleghi sul posto di lavoro. Assolutamente nella media sono anche i dati relativi alla pressione sui tempi di esecuzione del lavoro e alle richieste pressanti da parte di colleghi; anche per quanto riguarda i segnali/sintomi di burnout, come per esempio la sensazione di esaurimento, sono stati registrati livelli molto bassi.

Se, da un lato, è vero che gli intervistati hanno dimostrato di avere la percezione di non avere alternative (con un valore nella media), è altrettanto vero che il valore di commitment con l’agenzia e con l’azienda utilizzatrice è sopra la media. Ancora più netto il legame affettivo percepito dal lavoratore con l’azienda utilizzatrice, a confutare la tesi secondo cui al lavoratore in somministrazione possa mancare il senso di appartenenza.

La soddisfazione su elementi specifici (retribuzione, iniziative formative, iniziative Ebitemp, ecc.) è sopra la media, mentre la sensazione di essere discriminati sul posto di lavoro riporta valori molto bassi.

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