COSA POSSONO FARE LE AGENZIE PER IL LAVORO E I RECRUITER PER ESSERE MAGGIORMENTE INCLUSIVI? - Etjca

COSA POSSONO FARE LE AGENZIE PER IL LAVORO E I RECRUITER PER ESSERE MAGGIORMENTE INCLUSIVI?

1 Lug COSA POSSONO FARE LE AGENZIE PER IL LAVORO E I RECRUITER PER ESSERE MAGGIORMENTE INCLUSIVI?

Pubblicato alle 06:59 in Aziende, Candidati, News da Take Group

Mondo del lavoro e disabilità: abbiamo affrontato questo tema in un articolo precedente per analizzare la situazione nel nostro paese. I dati aggiornati parlano di una percentuale di occupazione di persone con disabilità in Italia che riflette una società ancora poco inclusiva, soprattutto rispetto alla media europea.

 

Sfida e opportunità: i numeri in Italia e l’inclusività

 

La legge n. 68/99 sul collocamento mirato ha sortito un netto incremento della quota di persone disabili collocate, ma molto ancora deve essere fatto a livello di aziende, tutele legali e approccio dei recruiter. Questa sfida significativa rappresenta anche un’opportunità spesso sottovalutata.

Negli ultimi due anni sono sorti molteplici progetti per incentivare l’occupazione di queste persone, aumentando l’inclusione non solo a livello aziendale ma partendo dal recruiting, dalla scrittura degli annunci di lavoro e dallo screening delle candidature. Questo approccio organizzato e sistematico mira a non penalizzare nessuno.

Il primo passo è infatti promuovere processi di recruiting inclusivi, prestando attenzione anche ad aspetti cruciali nella redazione degli annunci. Ecco alcuni punti chiave da considerare:

  • monitorare le politiche interne aziendali per garantire equità e un ambiente lavorativo adeguato, rispettando le normative vigenti;
  • rendere accessibili gli strumenti informatici, impiegando ad esempio colori e formattazioni che rendano i messaggi inclusivi per diverse disabilità, comprese quelle cognitive;
  • organizzare processi di colloquio e assessment sia in presenza sia online, con criteri di valutazione trasparenti e informazioni chiare;
  • conoscere e utilizzare di termini inclusivi negli annunci di lavoro e nelle comunicazioni ai candidati e alle candidate;

 

Le nuove modalità di lavoro facilitano l’inclusione?

 

I nuovi modelli di lavoro, come smart working, flessibilità e telelavoro, possono agevolare determinate categorie di lavoratori. Tuttavia, non devono essere visti come un’alternativa all’adeguamento degli ambienti di lavoro alle norme sull’inclusività di lavoratori disabili, come l’abbattimento delle barriere architettoniche e il rispetto dei criteri di sicurezza essenziali. L’articolo 63 del Testo Unico n. 81 del 9 aprile 2008 stabilisce che “i luoghi di lavoro devono essere strutturati tenendo conto dei lavoratori disabili”, quindi l’azienda è tenuta a rispettare il diritto alla sicurezza anche della persona con disabilità, apportando accortezze per migliorare la situazione. Inoltre, tecnologie assistive e domotica offrono vantaggi significativi nel superare diverse barriere e forme di disabilità cognitiva.

 

Non obbligo di legge ma crescita per le imprese

 

Molto ancora deve essere fatto per eliminare i bias legati alla disabilità e per garantire un posto di lavoro equo e rispettoso.

La via giusta è promuovere una cultura dell’inclusività, con gesti concreti e quotidiani per il benessere di ogni persona, adottando gli accorgimenti e gli strumenti adeguati che possono trasformare l’inclusione in un’importante occasione di crescita organizzativa per le imprese italiane.

 

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