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Smart working: quali benefici può trarne il tuo lavoro?

La definizione di smart working

Con la legge n.81 del 22 maggio 2017, meglio conosciuta come normativa del lavoro agile, è stato introdotto in Italia il cosiddetto smart working, una nuova forma di lavoro innovativa basata principalmente su un’autonoma scelta delle modalità di lavoro in termini di luogo, orario e strumenti utilizzati dal dipendente.

Nasce con l’obiettivo di migliorare il rapporto tra l’occupazione e gli impegni privati quotidiani.

Molto spesso viene confuso con il Telelavoro e il lavoro da remoto. In realtà, a differenza di queste due forme di lavoro che seguono obblighi ben precisi, lo smart working viene concepito come una modalità di prestazione decisa in accordo tra datore e dipendente. L’orario e il luogo di lavoro sono generalmente scelti dal lavoratore, l’importante è raggiungere l’obiettivo prefissato.

Che in Italia molte grandi società abbiano lanciato sperimentazioni di smart working è ormai noto: il 2018 ha portato ad un incremento dei lavoratori agili, che raggiungono quota 480.000, pari al 12,6% degli occupati.

Che influenza ha questa nuova forma di lavoro sulla produttività e i collaboratori? Scopriamolo subito.

 

Quali benefici può trarre il lavoratore con lo smart working?

In sintesi, i benefit principali per i lavoratori sono:

  • Riduzione dei tempi di trasferimento;
  • Riduzione dei costi di trasferimento;
  • Miglioramento del work-life balance, grazie ad una combinazione tra flessibilità, autonomia e collaborazione;
  • Aumento della produttività e della soddisfazione.

Si stima che il tempo medio risparmiato da uno Smart Worker per ogni giornata di lavoro da remoto sia di oltre 60 minuti. Ipotizzando una giornata di remote working alla settimana, il tempo risparmiato in un anno è dell’ordine di 40 ore per Smart Worker: un piccolo tesoro di tempo e vita che potrebbe essere utilmente reinvestito.

I benefici sono molteplici per le realtà che decidono di adottare questa nuova forma di lavoro, sia per i collaboratori che per le imprese.

  1. Con lo smart working si guadagna di meno? Lo stipendio ed il trattamento normativo del collaboratore non subiscono variazioni: il lavoratore che svolge la propria prestazione in modalità agile ha diritto ad una retribuzione e tutela non inferiore rispetto ai dipendenti che svolgono le stesse mansioni dalla sede fisica dell’azienda. A cambiare è soltanto il criterio retributivo, che non si basa più sull’orario di lavoro ma sull’obiettivo prefissato con il datore di lavoro.
  2. Quanti giorni si può lavorare in smart working? La quantità di tempo in cui è possibile lavorare da remoto dipende dal tipo di accordo stipulato tra azienda e collaboratore. Ad oggi sono molte le imprese che consentono di lavorare a distanza anche più di un giorno a settimana. Molte volte dipende dal ruolo e dalla mansione ricoperta.
  3. È necessario essere sempre reperibili? A causa del progresso della tecnologia, quando l’azienda decide di adottare lo smart working, il timore dei dipendenti è quello di dover lavorare sempre. Una soluzione è definire delle fasce orarie di reperibilità.

 

Il punto di vista delle aziende

Per le aziende, lo smart working rappresenta un modo efficace di tagliare i costi.

È sufficiente pensare ad esempio alle spese energetiche, date dall’illuminazione dei locali, alla climatizzazione estiva e invernale, alla gestione delle mense e alla pulizia degli ambienti.

Un altro fattore da considerare è a livello del benessere psico-fisico.

Si può stimare un incremento di produttività del 15% per lavoratore, una riduzione del tasso di assenteismo pari al 20% ed un miglioramento dell’equilibrio fra lavoro e vita privata pari all’80%.

Secondo le ultime analisi emerse dalla ricerca ultima ricerca dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano, lo smart working nelle aziende italiane subirà una forte crescita a partire dal 2020.

Considerando un campione di 183 imprese con oltre 250 collaboratori, una su due ha avviato progetti strutturati per aderire alla forma di lavoro agile, introducendo nella vita dei dipendenti flessibilità di luogo, orario e promuovendo la responsabilizzazione sui risultati.

In termini pratici emerge che:

  • Il 59% delle grandi imprese ha introdotto nuove tecnologie digitali per supportare i progetti di Smart Working;
  • Nel 27% delle imprese aderenti, gli Smart Worker erano già dotati delle tecnologie necessarie;
  • Il 39% ha implementato politiche che favoriscono questa nuova forma di lavoro. In modo particolare Il 27% lo ha attivato solo per alcune aree funzionali, il 12% coinvolge tutti i dipendenti.

 

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